Un monologo brillante, ironico e profondamente attuale che racconta la vita di un coltivatore diretto dei nostri tempi, sospeso tra l’eredità della tradizione contadina e le difficoltà del presente.
Attraverso battute fulminanti, situazioni quotidiane e dialoghi esilaranti, lo spettacolo porta in scena il rapporto con la terra, la figura quasi mitologica del padre, una madre anzianissima e imprevedibile e le continue telefonate con una figlia ansiogena.
Sul fondo, però, resta una realtà concreta e sempre più complessa: i cambiamenti climatici, le difficoltà del lavoro agricolo e una burocrazia soffocante che costringe chi vive la terra a reinventarsi continuamente pur cercando di mantenere vive le tradizioni e “fare come si è sempre fatto”.
Uno spettacolo che fa ridere, riflettere e riconoscersi, raccontando con autenticità il mondo rurale contemporaneo e le sue contraddizioni.
